Negli ultimi anni, ogni estate, tra gli olivicoltori si ripetono le stesse domande. Perché i frutti cadono? È colpa del caldo? Della scarsità di precipitazioni? Della cimice asiatica? Delle malattie fungine?
In realtà, nessuno di questi fattori rappresenta di norma l’unica causa. Spesso costituiscono soltanto il fattore scatenante. A determinare in larga misura se l’albero riuscirà a superare lo stress o inizierà a perdere i frutti è invece il suo stato fisiologico, che si costruisce già nei mesi precedenti.
Un albero in buone condizioni fisiologiche dispone di una massa fogliare sufficiente, di un apparato radicale ben sviluppato e di adeguate riserve di acqua, nutrienti e carboidrati. Un albero di questo tipo può continuare ad alimentare i frutti in via di sviluppo anche durante un breve periodo di siccità o un’ondata di calore. Ben diversa è la situazione di un albero che nell’anno precedente è stato eccessivamente carico di frutti oppure ha sofferto a causa della siccità, di carenze nutrizionali, malattie o altri fattori di stress. Esso entra nella nuova stagione vegetativa con riserve energetiche inferiori e, di conseguenza, tollera molto più difficilmente ulteriori sollecitazioni.
Circa due mesi prima della fioritura inizia lo sviluppo delle infiorescenze, mentre due o tre settimane prima della fioritura si completa la formazione degli organi fiorali. Per questo processo l’albero utilizza quasi interamente le riserve accumulate durante la stagione vegetativa precedente.
L’olivo produce un numero straordinariamente elevato di fiori: un albero adulto può formarne anche circa 500.000. Non si tratta di un caso, bensì di un adattamento evolutivo che aumenta le probabilità di successo dell’impollinazione e della fecondazione. Nonostante ciò, al momento della raccolta soltanto circa l’1–2% dei fiori si è sviluppato in frutto. La maggior parte cade durante la cascola fisiologica, attraverso la quale l’albero adegua il numero di frutti alle proprie capacità.
Un albero può apparire esteriormente del tutto sano, mentre il suo stato fisiologico può essere già compromesso a causa di una concimazione squilibrata, di una riduzione della superficie fogliare (ad esempio a causa dell’occhio di pavone), di malattie del legno o di altri fattori di stress. Finché le condizioni sono favorevoli, spesso queste limitazioni non sono evidenti. Quando però, nel periodo più delicato dello sviluppo dei frutti, sopraggiungono caldo e siccità, la carenza idrica determina la chiusura degli stomi, una riduzione della fotosintesi e, di conseguenza, una minore disponibilità di zuccheri necessari allo sviluppo dei frutti.
I frutti in via di sviluppo possono inoltre essere danneggiati da organismi nocivi. Alla loro essiccazione e caduta prematura possono contribuire le infezioni fungine, ma anche i danni al seme in formazione provocati dall’attività trofica della cimice asiatica, in particolare nel periodo precedente all’indurimento del nocciolo.
Quando le risorse disponibili non sono più sufficienti a sostenere lo sviluppo di tutti i frutti, la pianta attiva, attraverso segnali ormonali, il processo di cascola fisiologica. Cadono più frequentemente i frutti derivati da una fecondazione non riuscita o quelli con un embrione danneggiato o scarsamente sviluppato, mentre la pianta destina le risorse rimanenti allo sviluppo dei frutti sani.
Tuttavia, non tutti i frutti hanno le stesse possibilità fin dall’inizio. A prima vista i fiori dell’olivo sono quasi identici, ma tra essi esiste una differenza importante. Una parte è costituita da fiori perfetti, o ermafroditi. Questi presentano stami sviluppati e un ovario normale contenente gli ovuli e, dopo una fecondazione riuscita, possono quindi svilupparsi in frutti. Un’altra parte è rappresentata invece da fiori funzionalmente maschili, nei quali l’ovario è atrofizzato o abortito. Questi fiori producono comunque polline, ma non possono dare origine a un frutto.
La percentuale di fiori funzionalmente maschili è principalmente una caratteristica varietale. Alcune cultivar, come la ‘Oblica’, sviluppano una quota di fiori funzionalmente maschili nettamente superiore rispetto ad altre. Su tale percentuale incidono in modo significativo anche lo stato fisiologico dell’albero e le condizioni meteorologiche durante lo sviluppo delle gemme a fiore.
Poiché una bassa percentuale di fiori perfetti potrebbe già di per sé spiegare una minore produzione, presso l’Istituto per l’olivicoltura dello ZRS Koper, nell’ambito del servizio pubblico per l’olivicoltura, abbiamo verificato innanzitutto proprio questo aspetto. Il monitoraggio quadriennale della cultivar ‘Istrska belica’ in tre località rappresentative dell’Istria slovena ha evidenziato una percentuale molto elevata di fiori perfetti (75–93%). Ciò indicava che, per questa cultivar, non era più opportuno ricercare la causa della successiva riduzione della produzione nella qualità dei fiori, bensì nella fase di sviluppo successiva, cioè dopo la fecondazione.
Dopo una fecondazione riuscita, dall’ovulo si sviluppa il seme, all’interno del quale si forma l’embrione. Il seme è racchiuso nel nocciolo in via di sviluppo. In un frutto sano l’embrione si sviluppa normalmente; in alcuni frutti, invece, il suo sviluppo può arrestarsi a causa di fattori abiotici, quali il caldo, la siccità e la carenza di nutrienti, oppure di fattori biotici, come malattie e parassiti, anche se esteriormente il frutto continua a crescere. Il nocciolo e la polpa possono continuare a svilupparsi normalmente e, pertanto, senza sezionare il frutto o effettuare un’analisi anatomica, generalmente non è possibile distinguerlo da un frutto sano.

La struttura del fiore

La sezione di un giovane frutto
Proprio per questo motivo abbiamo concentrato la ricerca sullo sviluppo dell’embrione. Volevamo individuare il periodo dello sviluppo in cui iniziano a comparire i danni, comprenderne la relazione con le condizioni meteorologiche e verificare se sia possibile ridurne l’incidenza attraverso interventi agronomici tempestivi.
L’analisi dei dati meteorologici relativi all’Istria slovena per il periodo 1961–2026 ha evidenziato un andamento chiaro. Mentre le fasi della fioritura e della fecondazione sono rimaste relativamente simili nel corso dei decenni, i cambiamenti più marcati si sono verificati tra il 20° e il 60° giorno dopo la piena fioritura, proprio nel periodo di più intenso sviluppo dell’embrione. Negli ultimi decenni è aumentato sensibilmente il numero di giorni con temperature massime superiori a 35 °C, mentre sono diminuiti sia il numero di giorni di pioggia sia la quantità complessiva delle precipitazioni. Lunghi periodi di siccità senza precipitazioni significative non rappresentano più un’eccezione, ma un fenomeno sempre più frequente proprio nella fase di sviluppo più delicata dell’olivo.
Per poter confrontare in modo oggettivo le diverse annate, presso l’Istituto per l’olivicoltura dello ZRS Koper abbiamo sviluppato un indice di stress meteorologico (Meteorological Stress Index – MSI), che integra l’effetto delle temperature elevate ed estreme e delle condizioni pluviometriche nelle singole fasi di sviluppo. Nel calcolo abbiamo considerato la temperatura massima giornaliera, il numero di giorni con temperature ≥ 30 °C e ≥ 35 °C, il numero di giorni di pioggia, la quantità delle precipitazioni e la durata di ciascuna fase di sviluppo. Un valore MSI più elevato indica un maggiore stress meteorologico. I risultati hanno mostrato che oggi il livello più elevato di stress meteorologico si registra proprio durante il periodo di sviluppo dell’embrione.
Abbiamo confrontato i dati meteorologici con il potenziale idrico fogliare e con i danni all’embrione in tre oliveti: Beneša, Semedela e Dekani. Sebbene tutte e tre le località siano state interessate da periodi di temperature elevate e siccità, differivano per tipo di suolo, regime idrico, modalità di irrigazione e stato idrico degli alberi. A Beneša, le misurazioni del potenziale idrico effettuate durante lo sviluppo dei frutti hanno evidenziato uno stato idrico più favorevole degli alberi; allo stesso tempo, è stata riscontrata la minore incidenza di danni all’embrione.
A Semedela e Dekani lo stress idrico è risultato più marcato, ma la relazione tra stress idrico e danni all’embrione non si è manifestata con la stessa intensità in tutti gli anni e in tutte le fasi di sviluppo. La coincidenza più evidente tra un maggiore stress idrico e una più alta percentuale di embrioni danneggiati è stata riscontrata nel 2026, durante il periodo di crescita intensiva dell’embrione.
I nostri risultati indicano che il caldo e la siccità spesso non rappresentano l’unica causa della riduzione della produzione, ma possono amplificare le conseguenze di fattori che avevano già indebolito l’albero in precedenza. Sullo sviluppo dei frutti incidono lo stato nutrizionale, le condizioni fitosanitarie dell’albero, le malattie, i parassiti e lo stato idrico della pianta. Quando le esigenze dei frutti in via di sviluppo superano la capacità dell’albero di sostenerli, possono verificarsi alterazioni nello sviluppo dell’embrione e una cascola fisiologica più marcata.
Non possiamo influire sulle condizioni meteorologiche, ma possiamo incidere in misura significativa sullo stato fisiologico dell’albero. Questo non si costruisce nell’arco di pochi giorni, bensì durante tutto l’anno: attraverso una potatura equilibrata, che mantenga un rapporto adeguato tra massa fogliare e numero di frutti, un buon apporto nutrizionale, terreni fertili con un sufficiente contenuto di sostanza organica, un uso mirato dei biostimolanti, un’efficace protezione da malattie e parassiti e un’irrigazione tempestiva. Un albero in buone condizioni fisiologiche ha maggiori possibilità di portare a termine con successo lo sviluppo di una quota più elevata di frutti anche durante periodi di caldo e siccità.
L’adattamento a lungo termine dell’olivicoltura a condizioni sempre più calde e siccitose richiede pertanto un adeguamento dell’intero sistema di coltivazione, e non soltanto interventi in risposta ai singoli episodi di caldo estremo.
La migliore protezione contro gli effetti dei cambiamenti climatici non consiste quindi soltanto nell’irrigare durante i periodi di maggiore siccità, ma nel fare in modo che l’albero entri nella fase di sviluppo dell’embrione in condizioni fisiologiche ottimali. Oggi sono proprio i primi sessanta giorni dopo la piena fioritura a determinare in misura crescente quale quota dei frutti riuscirà a conservarsi fino alla raccolta. Gli interventi agronomici più importanti, quindi, non vengono effettuati quando arriva un’ondata di calore, ma già diversi mesi prima, quando si creano le condizioni affinché l’albero entri nel periodo di sviluppo dell’embrione nel miglior stato fisiologico possibile.
Autori: dott.ssa Maja Podgornik, Michelle Umer, Rok Babič, Jakob Fantinič

Ringraziamenti
Gli autori desiderano ringraziare sinceramente il Servizio pubblico per l’olivicoltura per il finanziamento del monitoraggio dello sviluppo fenologico degli olivi e delle attività di ricerca. Un ringraziamento particolare va a Filip Sekuloski per il contributo all’elaborazione dei dati meteorologici e a tutti i produttori che hanno reso possibile l’esecuzione delle misurazioni e dei campionamenti nei propri oliveti.
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