Il Centro di ricerche scientifiche Capodistria (ZRS Koper), in collaborazione con il Teatro di Capodistria, ha organizzato martedì 26 maggio 2026 il terzo evento primaverile del ciclo SPOZNAJ – Conversazioni rilassate sulla scienza, nonché l’ultimo appuntamento della stagione.
L’incontro, intitolato Scienza e pubblico: di chi ci fidiamo nell’era degli algoritmi?, è stato moderato dal dott. Gašper Pirc, collaboratore dell’Istituto per gli studi filosofici e religiosi dello ZRS Koper. Pirc ha sottolineato come il tema sia sempre più attuale e debba necessariamente continuare a esserlo: come comunicare la scienza a un pubblico che, nonostante la disponibilità di ogni tipo di informazione, è sempre più scettico nei confronti della scienza? Come reagiscono i media, che nell’era digitale hanno perso l’esclusività dell’informazione? E quali conseguenze può avere tutto ciò per la società?
La dott.ssa Lučka Kajfež Bogataj, climatologa e membro del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC) di Ginevra, nonché co-vincitrice del Premio Nobel per la Pace, ha ricordato che sono trascorsi vent’anni dal celebre documentario Una scomoda verità di Al Gore, che ha spinto il grande pubblico mondiale a riflettere sul cambiamento climatico e a prendere coscienza dell’importanza del fattore umano in questo fenomeno. Quando però si è trattato di affrontare concretamente il problema, è emerso che l’attuale sistema economico non è in grado di sostenere le soluzioni richieste dalla scienza. L’attenzione si è presto spostata verso la crisi economica e successivamente verso la questione migratoria, alimentando — anche con il sostegno della destra politica — un’ondata di populismo. «Oggi la realtà ci ha raggiunti: le ondate di calore sono qui, ma nell’era degli algoritmi persino le misurazioni fisiche sembrano non bastare più. Le menzogne più assurde possono prevalere su di esse», ha osservato.
Janko Petrovec, caporedattore responsabile di Radio Koper, ha evidenziato come sia gli ascoltatori sia i lettori abbiano una capacità di concentrazione sempre più ridotta. «Per me, come caporedattore, è molto importante, nello spirito di questi tempi, mantenere la popolarità e l’ascolto del programma che conduco. Credo ancora che sia possibile presentare al pubblico contenuti diversificati e impegnativi in modo adeguato, ma bisogna riflettere attentamente su come farlo. Rimango ottimista riguardo al giornalismo nell’era digitale. Così come in passato si prevedeva erroneamente la fine del teatro o della radio, anche oggi credo che il giornalismo di qualità sopravviverà. Più di tutto, però, ciò che mi preoccupa di internet è il suo aspetto geopolitico. La diffusione di internet all’inizio degli anni ’90 coincide infatti con il crollo dell’Unione Sovietica e con il controllo statunitense delle principali rotte commerciali mondiali. Come ha sottolineato, bisogna rendersi conto che il mondo è sì sempre più connesso, ma anche sempre più controllato da centri di potere.»



Nik Škrlec, attore, conduttore televisivo e creatore di contenuti online, ha dichiarato di essere «un figlio di internet» e di essere stato un grande appassionato di tutto ciò che internet prometteva, ma anche profondamente deluso da ciò in cui si sta trasformando negli ultimi anni. Come osserva, l’influenza del capitale è diventata inevitabile anche online, mentre allo stesso tempo la società comprende sempre più la necessità di un’indipendenza digitale. Nell’Unione europea, ad esempio, stanno emergendo le prime iniziative più concrete per creare una propria piattaforma social ed essere così meno dipendenti da superpotenze come gli Stati Uniti e la Cina. «Continuo comunque a pensare che la comparsa di internet e il suo approccio pluralistico ci spingano a mettere in discussione le concezioni elitarie sulla competenza o sull’arte», afferma. Anche per quanto riguarda la comunicazione della scienza, ritiene che essa debba partire da un ampio terreno comune condiviso con il pubblico — anche a costo di qualche semplificazione — per poi guidarlo gradualmente verso concetti più complessi.
Il dott. Blaž Lenarčič, ricercatore senior presso l’Istituto di studi sociali dello ZRS Koper, che tra l’altro si occupa di tecnologie digitali e società, afferma di seguire internet da molto tempo, ma di essere negli ultimi anni sempre più preoccupato per ciò che sta accadendo. Rimpiange l’entusiasmo iniziale legato a internet e l’idea della libera circolazione delle informazioni. Oggi, invece, la situazione è completamente diversa: le corporation che commercializzano i propri programmi, come ad esempio i motori di ricerca, offrono alle persone contenuti che piacciono loro e le rafforzano nelle proprie convinzioni per mantenerle sotto la loro influenza. Come sottolinea, dal nostro «primo incontro ravvicinato» con le applicazioni internet, come i social network, non abbiamo imparato molto. Sebbene si sia dimostrato quanto danno abbiano causato, soprattutto per l’impatto negativo sui giovani, in questo ambito non è cambiato nulla di sostanziale. Ora ci troviamo davanti a un incontro ravvicinato di secondo tipo: quello con l’intelligenza artificiale. «In questo campo sarà certamente necessario intervenire. Come genitori, però, possiamo fare in modo di educare i nostri figli a essere critici verso le informazioni che ricevono», ha sottolineato.
Il dott. Tilen Genov, presidente dell’associazione Morigenos, opera nel campo della ricerca scientifica, dell’educazione, della sensibilizzazione del pubblico e della tutela dell’ambiente marino. Si occupa di comunicazione scientifica mostrando direttamente alle persone il proprio lavoro e avvicinandole alla sua attività. In questo modo condivide le proprie esperienze, ma anche il fascino che prova per ciò che fa. Secondo lui, la scienza deve rimanere legata all’oggettività e ai fatti, il che non esclude necessariamente l’impegno per il cambiamento e il miglioramento. Ha inoltre avvertito che, nell’era dell’intelligenza artificiale, gli scienziati si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la domanda su quanto pensiero originale e autonomo rimanga ancora nel loro lavoro. Accade inoltre che l’intelligenza artificiale, durante le cosiddette “allucinazioni”, citi false fonti scientifiche sulle quali presumibilmente basa le proprie informazioni.






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