Quando si parla di trattamento del cancro, si pensa innanzitutto alla chirurgia, alla chemioterapia, alla radioterapia, alle terapie a bersaglio molecolare e all’immunoterapia. Tuttavia, un numero crescente di studi dimostra che anche l’esercizio fisico programmato e supervisionato da professionisti, associato a un adeguato supporto nutrizionale clinico, dovrebbe assumere un ruolo più importante. Non si tratta di un generico consiglio rivolto al paziente affinché si muova di più, bensì di un intervento individualizzato nell’ambito delle cure di supporto, che tenga conto della diagnosi, dello stadio della malattia, del tipo di trattamento, della capacità fisica e degli eventuali effetti collaterali.
Nell’ultimo decennio, lo sviluppo dell’immunoterapia ha migliorato significativamente le possibilità di trattamento di alcune forme tumorali. Il melanoma maligno è stato il primo tumore solido per il quale gli inibitori dei checkpoint immunitari si sono affermati come trattamento di prima scelta. La sopravvivenza si è notevolmente prolungata, ma la risposta al trattamento continua a variare da paziente a paziente. Alcuni devono affrontare complicanze infiammatorie, stanchezza cronica, perdita di massa muscolare, riduzione della capacità fisica e rischio di malnutrizione. Questi fattori possono compromettere la qualità della vita e rendere più difficile la prosecuzione della terapia.
Le ricerche più recenti evidenziano sempre più l’importanza dei muscoli scheletrici nel decorso della malattia e negli esiti del trattamento. I muscoli non sono fondamentali soltanto per il movimento, ma costituiscono anche un tessuto metabolicamente attivo, strettamente connesso alla risposta immunitaria, ai processi infiammatori e alla tolleranza ai trattamenti. Una ridotta massa muscolare o la sua progressiva perdita (sarcopenia), così come l’accumulo di grasso all’interno dei muscoli, sono associati, in diversi tipi di tumore, a una prognosi peggiore e a esiti meno favorevoli dell’immunoterapia.
Che cosa verrà monitorato nel nuovo studio
Nell’ambito di un progetto di ricerca che coinvolge la prof.ssa Nada Rotovnik Kozjek e il suo gruppo dell’Istituto oncologico di Lubiana, in collaborazione con l’Istituto di ricerche kinesiologiche del Centro di ricerche scientifiche Capodistria (ZRS Koper), verranno coinvolti pazienti affetti da melanoma maligno che stanno per iniziare un trattamento immunoterapico adiuvante.
Lo studio confronterà l’assistenza standard con un programma di sei mesi che prevede esercizi di potenziamento muscolare e supporto nutrizionale. Attraverso la risonanza magnetica e altre misurazioni verranno monitorati la composizione corporea, la capacità muscolare, il metabolismo, lo stato nutrizionale e i marcatori infiammatori. I ricercatori valuteranno inoltre gli effetti del programma sulla stanchezza, sul benessere psicologico, sulla qualità della vita e sulla tolleranza all’immunoterapia.
Questo approccio rientra nell’ambito dell’oncologia dell’esercizio fisico di precisione. Il principio di fondo è semplice: un unico programma non è adatto a tutti. Un paziente che presenta una marcata stanchezza e una perdita di massa muscolare necessita di un carico di lavoro diverso rispetto a una persona fisicamente attiva che ha già affrontato un trattamento oncologico.
L’esercizio fisico deve quindi essere prescritto definendone tipologia, intensità, frequenza e durata, adattandolo alla risposta individuale. Per garantirne lo svolgimento in sicurezza è necessaria la collaborazione di chinesiologi, fisioterapisti, medici ed esperti di nutrizione clinica adeguatamente formati.
Il modello tedesco e le sfide per la Slovenia
L’esperienza tedesca dimostra che è possibile integrare questo tipo di esercizio fisico nell’assistenza sanitaria ordinaria. Già nel 2012, presso l’Ospedale universitario di Colonia, è stato sviluppato un modello di terapia oncologica basata sull’esercizio fisico (Onkologische Trainings- und Bewegungstherapie, OTT), che offre ai pazienti durante il trattamento attivo programmi di esercizio supervisionati da professionisti e fondati su evidenze scientifiche.
Il sistema comprende standard di qualità, percorsi formativi per gli operatori e accordi con le assicurazioni sanitarie che consentono il rimborso delle spese. Oggi il modello viene applicato in oltre 300 strutture ospedaliere e studi privati in Germania, nonché in Austria e Svizzera. Inoltre, l’assicurazione sanitaria obbligatoria copre gran parte dei costi della riabilitazione basata sull’esercizio fisico, rendendola accessibile e contribuendo a farla diventare parte integrante dell’assistenza sanitaria e del trattamento dei pazienti oncologici.
Anche le ricerche condotte in Slovenia hanno già dimostrato i benefici della riabilitazione integrata. Le pazienti che, dopo la diagnosi e il trattamento del tumore al seno, hanno partecipato a programmi riabilitativi comprendenti l’esercizio fisico hanno manifestato un numero significativamente inferiore di effetti collaterali del trattamento e sono tornate al lavoro molto prima rispetto al gruppo di controllo.
La Slovenia dispone di trattamenti oncologici di qualità e accessibili, nonché di servizi avanzati di nutrizione clinica. Tuttavia, l’esercizio fisico supervisionato da professionisti non è ancora integrato sistematicamente nell’assistenza ospedaliera per tutti i pazienti che ne avrebbero bisogno.
Gli ostacoli non sono soltanto di natura logistica ed economica. Gli attuali programmi universitari di chinesiologia, fisioterapia e discipline affini spesso non forniscono conoscenze sufficientemente approfondite sulle specificità delle diagnosi oncologiche, sugli effetti collaterali dei trattamenti e sull’adattamento dell’esercizio fisico ai pazienti che presentano più problematiche concomitanti.
Sono pertanto necessari percorsi formativi specialistici, standard professionali chiari, strumenti digitali per il monitoraggio degli esiti e una collaborazione interdisciplinare tra i diversi reparti. La disponibilità di spazi dedicati all’esercizio fisico all’interno degli ospedali contribuirebbe inoltre a ridurre gli ostacoli pratici, evitando ai pazienti di dover cercare operatori esterni o recarsi in altre strutture.
Le cure di supporto devono essere accessibili a tutti
La questione non è più stabilire se l’attività fisica sia utile ai pazienti oncologici. La vera sfida consiste nel trasformare una raccomandazione generale in una prestazione sanitaria sicura, misurabile e accessibile.
La combinazione di esercizio fisico e nutrizione clinica può contribuire a preservare la massa muscolare, ridurre la stanchezza, migliorare la capacità fisica e aiutare i pazienti ad affrontare più agevolmente il trattamento. Per alcune diagnosi stanno già emergendo associazioni con migliori esiti a lungo termine, anche se saranno necessari ulteriori studi di elevata qualità per le singole tipologie di tumore.
In qualità di responsabile di un progetto nel campo dell’oncologia dell’esercizio fisico di precisione, collaboro a un progetto bilaterale tra il ZRS Koper e l’Ospedale universitario di Colonia. Questa collaborazione rappresenta anche un’opportunità per trasferire le conoscenze scientifiche nella pratica clinica slovena.
Se gli ospedali, le istituzioni formative, lo Stato e l’ente assicurativo sanitario riconosceranno i benefici clinici ed economici di un intervento precoce di supporto, l’esercizio fisico supervisionato da professionisti, associato alla nutrizione clinica, potrebbe diventare uno standard assistenziale anziché un privilegio riservato a pochi pazienti.
In un periodo in cui aumenta il numero di persone affette da cancro e di coloro che sopravvivono alla malattia, la qualità delle cure non sarà misurata soltanto in anni di sopravvivenza, ma anche in base alla qualità della vita, all’autonomia e alla possibilità per il paziente di condurre una vita attiva.
FOTO: verbaska/Shutterstock

Il contributo è stato realizzato nell’ambito del progetto Učinki randomiziranih kontroliranih vadbenih in prehranskih intervencij na mišično maso, volumen, maščobno infiltracijo in klinične rezultate pri bolnikih z malignim melanomom ((J7-70257), coordinato presso il Centro di ricerche scientifiche Capodistria (ZRS Koper) dal dott. Damir Zubac. Il progetto è finanziato dall’Agenzia pubblica per la ricerca scientifica e l’innovazione della Repubblica di Slovenia (ARIS).
Fonte: Delo
Autore del contributo: dott. Damir Zubac, Istituto di ricerche kinesiologiche del ZRS Koper
Data di pubblicazione: 22 settembre 2026
Editore: Delo mediji d.o.o.
it
Slovenščina
English