Uscire dalla modalità facile

DELO: Un approccio alla ricerca centrato sui bambini: che cosa possono raccontarci i bambini?

Oggi i bambini sono più che mai al centro del dibattito sociale. Ci interessa sapere come vedono e vivono il mondo, quale sia il loro stato di salute mentale, come si sentano a scuola e quale impatto abbiano su di loro le nuove tecnologie digitali. Riflettiamo sulla loro vita quotidiana, sui loro bisogni e sul loro benessere. Li consideriamo individui con diritti, esperienze e visioni del mondo propri. Questa concezione dell’infanzia è relativamente recente e si fonda su idee che non vedono i bambini soltanto come futuri adulti, ma come soggetti autonomi e interlocutori capaci di contribuire in modo significativo a una migliore comprensione della loro vita e della società nel suo complesso.

Per molto tempo, i bambini non sono stati al centro dell’attenzione sociale e della ricerca. A favorire un maggiore riconoscimento dei bambini come gruppo sociale specifico hanno contribuito soprattutto il riconoscimento dei diritti dell’infanzia a livello globale e l’adozione della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia (Nazioni Unite, 1989). Nell’ambito delle scienze sociali e della ricerca, invece, il modo di considerare i bambini è stato profondamente influenzato soprattutto dai nuovi studi sociali sull’infanzia, che hanno posto il bambino al centro della riflessione e dell’indagine scientifica. Tra i contributi fondamentali in questo campo figura l’articolo A New Paradigm for the Sociology of Childhood? Provenance, Promise and Problems, pubblicato nel 1990, nel quale gli autori Alan Prout e Allison James hanno presentato per la prima volta in modo sistematico idee sui bambini e sull’infanzia che hanno radicalmente trasformato le concezioni precedenti.

Una delle idee centrali di questo nuovo paradigma è che l’infanzia non sia definita esclusivamente dall’età biologica, ma sia una costruzione sociale. È la società, infatti, a plasmare le rappresentazioni di chi sia un bambino, quale sia il suo ruolo e quali siano le aspettative legate all’infanzia. Allo stesso tempo, i bambini sono protagonisti attivi nella costruzione della propria vita, di quella degli altri e della società in cui vivono. Possiedono punti di vista, esperienze e interpretazioni del mondo propri. Gli autori sottolineano soprattutto la necessità di ascoltare anche le loro voci, generalmente trascurate sia negli studi sull’infanzia sia nella società. I bambini meritano quindi di essere studiati in quanto tali, indipendentemente dalla prospettiva e dalle caratteristiche dei genitori.

I bambini come interlocutori

L’approccio centrato sui bambini pone al centro dell’interesse scientifico le loro voci e i loro punti di vista, prendendoli in considerazione direttamente e non soltanto attraverso gli adulti che si occupano di loro. Come possiamo, dunque, ascoltare e studiare le loro voci?

Gli studiosi che si occupano della vita dei bambini hanno dedicato grande attenzione alla scelta delle metodologie da utilizzare e alla necessità di modificare il proprio ruolo per adottare un approccio maggiormente centrato sui bambini. Si stanno così diffondendo sempre più metodologie che consentono ai bambini di esprimere pensieri ed esperienze attraverso attività creative, come il disegno, la pittura, la fotografia, la realizzazione di video, i giochi di ruolo e altre forme di gioco.

L’approccio centrato sui bambini incoraggia inoltre ad adattare le domande di ricerca, i metodi e le interpretazioni ai bambini e alle loro modalità espressive, coinvolgendoli anche nel processo di ricerca stesso, dalla scelta dei temi e delle domande fino all’elaborazione delle interpretazioni. La partecipazione attiva dei bambini alla ricerca attraverso diverse attività consente loro di esprimere meglio le proprie opinioni, i propri interessi e le proprie capacità.

La ricerca partecipativa, nella quale i bambini contribuiscono attivamente alla costruzione della conoscenza, richiede una notevole capacità di adattamento, sensibilità e un’attenta riflessione sulle modalità attraverso cui permettere loro di esprimersi autenticamente nell’ambito della ricerca.

In questo contesto assume un ruolo fondamentale la riflessività dei ricercatori, ovvero la riflessione sull’influenza che essi stessi esercitano sul processo di ricerca, sui valori e sulle idee che vi introducono, sui rapporti di potere tra bambini e ricercatori e sull’influenza del contesto più ampio in cui si svolge la ricerca.

Questo processo continuo di riflessione e autoriflessione costituisce un elemento indispensabile di qualsiasi ricerca etica che coinvolga i bambini. Oltre alla riflessività dei singoli ricercatori, sono importanti anche una costante riflessione critica e il dialogo all’interno della comunità scientifica, accompagnati dallo scambio di conoscenze ed esperienze.

Un esempio in questo senso è rappresentato da ERIC (Ethical Research Involving Children), una piattaforma internazionale online che presenta linee guida etiche basate su evidenze scientifiche per le ricerche che coinvolgono i bambini.

Su questi presupposti si fonda anche la monografia Glasovi otrok: Otrokosrediščni pristop v raziskovanju. Študija primera vključevanja priseljenih otrok (Le voci dei bambini: un approccio alla ricerca centrato sui bambini. Uno studio di caso sull’inclusione dei bambini immigrati), pubblicata dalla casa editrice Annales del CRS Capodistria e scritta dall’autrice del presente contributo.

La monografia presenta e valuta criticamente in modo approfondito le caratteristiche, le sfide, le potenzialità e i limiti dell’approccio centrato sui bambini. Attraverso uno studio condotto tra bambini immigrati in ambito scolastico, illustra gli elementi fondamentali della ricerca centrata sui bambini, le metodologie utilizzate, le questioni etiche e le altre difficoltà che emergono in questo tipo di indagine.

Una parte della monografia è inoltre dedicata alla riflessività nel processo di ricerca centrato sui bambini e all’autoriflessione sul percorso di ricerca, attraverso la presentazione di concreti dilemmi metodologici ed etici affrontati dall’autrice durante il lavoro di ricerca con i bambini.

Perché adottare un approccio centrato sui bambini?

Che cosa possiamo ottenere ascoltando i bambini?

I punti di vista dei bambini e le conoscenze derivanti dalla ricerca centrata su di loro possono offrire una comprensione approfondita della loro vita, dei loro bisogni e dei loro desideri, che può differire dalle interpretazioni elaborate dagli adulti.

Le conoscenze così acquisite possono integrare e, talvolta, mettere in discussione le prospettive adultocentriche dominanti, interrogando i discorsi prevalenti e i rapporti di potere esistenti che influenzano la vita dei bambini.

Gli approcci centrati sui bambini offrono inoltre l’opportunità di riflettere criticamente sulle pratiche, sui programmi e sulle politiche esistenti in materia di benessere infantile, consentendo di individuare prospettive e soluzioni diverse da quelle consolidate.

Infine, i dati empirici raccolti attraverso la ricerca centrata sui bambini possono costituire una base per l’elaborazione di politiche, programmi e interventi volti a promuovere la qualità della vita e il benessere dei bambini.

Gli interventi e i programmi possono avere successo soltanto se sono coerenti con le esperienze dei bambini. Ascoltandoli, possiamo permettere loro di contribuire anche alla comprensione della società e all’elaborazione di soluzioni che rispondano concretamente ai loro bisogni.

Il contributo è stato realizzato nell’ambito del programma di ricerca Sodobne migracije in superraznolikost: procesi, učinki in odzivi (P5-0462), coordinato dalla dott.ssa Mateja Sedmak. Il programma di ricerca è finanziato dall’Agenzia pubblica per la ricerca scientifica e l’innovazione della Repubblica di Slovenia (ARIS).

  • Fonte: Delo
  • Autrice del contributo: dott.ssa Zorana Medarič, Istituto di studi sociali del Centro di ricerche scientifiche Capodistria
  • Data di pubblicazione: 22 settembre 2026
  • Editore: Delo mediji d.o.o.