Su iniziativa del Centro di Ricerche Scientifiche Capodistria (ZRS Koper), presso il Centro di Studi Umanistici dello ZRS Koper si è svolto un incontro di lavoro dedicato alla discussione su una visione condivisa dello sviluppo dell’area transfrontaliera istriana nel contesto dell’integrazione dell’Alto Adriatico. I rappresentanti del mondo della ricerca, delle organizzazioni locali e transfrontaliere e del settore economico hanno discusso delle opportunità di sviluppo dell’Istria slovena e croata e della possibilità di istituire un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT Istria), che consentirebbe di rafforzare e rendere più stabile e duratura la cooperazione tra i due versanti del confine.
L’Istria transfrontaliera costituisce un territorio storicamente, culturalmente, economicamente e geograficamente connesso, che si trova ad affrontare numerose sfide comuni in materia di sviluppo. Tra queste figurano la salute e la qualità della vita, la gestione delle risorse idriche, la tutela del mare e delle aree costiere, la mobilità sostenibile, l’adattamento ai cambiamenti climatici, l’agricoltura mediterranea sostenibile, il patrimonio culturale, il turismo sostenibile, l’energia e il rafforzamento del sistema della ricerca e dell’innovazione.
Nella parte introduttiva dell’incontro, Sandra Sodini, direttrice del GECT Euregio Senza Confini, ha presentato le esperienze maturate nell’ambito del funzionamento dei gruppi europei di cooperazione territoriale, le sfide organizzative e gestionali che essi comportano e le opportunità che tali strutture offrono ai comuni, alle regioni e agli altri partner dello sviluppo territoriale. Ha accolto con ottimismo l’iniziativa di istituire il GECT Istria, considerandolo una struttura capace di mettere in rete persone, conoscenze, imprese e comunità locali, consentendo la realizzazione di programmi di sviluppo a lungo termine nei settori prioritari concordati. Ha illustrato i vantaggi dei gruppi europei di cooperazione territoriale attraverso esempi concreti. Un Gruppo europeo di cooperazione territoriale permette infatti ai partner situati su diversi versanti dei confini nazionali di collaborare nella pianificazione e nell’attuazione di progetti di sviluppo comuni. Il suo valore aggiunto risiede soprattutto nella creazione di un quadro istituzionale stabile e duraturo, in grado di superare i limiti temporali dei singoli progetti e di favorire un’azione di sviluppo maggiormente coordinata.
Il momento centrale dell’incontro è stato il dibattito moderato dal titolo Istria transfrontaliera 2030+: dalle sfide comuni a una piattaforma condivisa di sviluppo, condotto da mag. Iztok Škerlič. Alla discussione hanno partecipato Sandra Sodini, direttrice del GECT Euregio Senza Confini, Vladimir Torbica, dirigente del Dipartimento per la cultura e il patrimonio locale della Regione Istriana, prof. Rado Pišot, PhD, direttore dello ZRS Koper, Borut Fakin, direttore dell’azienda Vinakoper e presidente della Camera di Commercio del Litorale, e prof. Roberto Biloslavo, PhD, vicepresidente dell’Università Euro-Mediterranea (EMUNI) e direttore dell’Istituto di Economia Comportamentale dello ZRS Koper. I relatori hanno approfondito diversi aspetti dello sviluppo dello spazio transfrontaliero comune, dalla cooperazione istituzionale e dall’identità culturale al trasferimento delle conoscenze, al coinvolgimento del settore economico e al rafforzamento dei legami con l’area mediterranea.
Il prof. Rado Pišot, PhD, direttore dello ZRS Koper, ha sottolineato: «I Gruppi europei di cooperazione territoriale funzionano e producono risultati concreti. Lo dimostrano chiaramente gli esempi del GECT Euregio Senza Confini e del GECT GO nell’area di Gorizia. Questi territori sono riusciti a ottenere congiuntamente programmi, finanziamenti e, forse ancora più importante, una voce comune in Europa. È nostra responsabilità sbloccare la situazione e garantire all’Istria il vantaggio competitivo che le spetta in virtù della sua storia, delle sue conoscenze e del suo potenziale».
Ha inoltre aggiunto che vivere in Istria rappresenta un valore aggiunto anche sul piano personale, che dobbiamo saper riconoscere e valorizzare. A suo avviso, il dibattito ha dimostrato che condividiamo una storia, un patrimonio di conoscenze e sfide comuni: ora è necessario compiere insieme il passo successivo. Tutti i soggetti coinvolti dovrebbero riunirsi quanto prima attorno allo stesso tavolo, avanzando proposte positive e soluzioni concrete. «Non dobbiamo partire dalla domanda su quali siano tutti gli ostacoli che ci frenano, ma chiederci perché abbiamo bisogno del GECT Istria e quali benefici possiamo trarne. Una volta trovata una risposta chiara, sapremo anche come superare le difficoltà», ha aggiunto.
Vladimir Torbica, dirigente del Dipartimento per la cultura e il patrimonio locale della Regione Istriana, ha dichiarato: «Dal punto di vista della Regione Istriana, l’incontro odierno ci ha fornito nuove informazioni e idee. Nel prossimo futuro intendiamo impegnarci per aderire al GECT Euregio Senza Confini, qualora l’Assemblea della Regione Istriana decida in tal senso. Siamo inoltre molto interessati a collaborare con tutti i comuni dell’Istria slovena, poiché riteniamo che un GECT capace di collegare l’intera Istria consentirebbe di affrontare in modo più efficace le sfide comuni».
Particolare attenzione è stata dedicata anche al patrimonio culturale condiviso e all’identità istriana, considerati elementi fondamentali per una cooperazione a lungo termine. La discussione ha sollevato la questione di come affrontare congiuntamente le tematiche legate alla salute e ai servizi sanitari e di come trasformare i legami culturali e storici tra gli abitanti dei due versanti del confine in programmi di sviluppo duraturi. L’incontro ha inoltre stimolato una riflessione su partenariati internazionali più ampi e su come l’Istria transfrontaliera possa contribuire, grazie alle proprie conoscenze ed esperienze, ad affrontare le sfide comuni dell’Alto Adriatico e del Mediterraneo.
I partecipanti hanno concordato sul fatto che il GECT Istria faciliterebbe la comunicazione tra i partner dei due versanti del confine e aprirebbe nuove prospettive di collaborazione. All’interno di un’organizzazione comune, i principali soggetti coinvolti potrebbero individuare più facilmente soluzioni a problemi che non possono essere risolti esclusivamente a livello locale. È stata evidenziata, in particolare, la criticità del nodo viario nell’Istria slovena, che ostacola la mobilità non soltanto nella parte slovena, ma nell’intero territorio istriano. I partecipanti hanno affrontato anche le questioni relative alla misurabilità dei risultati, al superamento degli ostacoli amministrativi e alle possibilità di collaborazione nello sviluppo e nel finanziamento di iniziative comuni.






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