Uscire dalla modalità facile

DELO: Come misurare l’impatto? Il progetto europeo PILLARS costruisce la professione del futuro

Che cosa significa che un progetto ha davvero successo? Oggi non è più sufficiente sapere quanti eventi abbiamo organizzato, quante persone vi hanno partecipato o quante risorse abbiamo impiegato. Al centro dell’attenzione emerge una domanda fondamentale: quali cambiamenti sono stati generati dalle nostre attività e come possiamo misurarli?

Il progetto europeo PILLARS, coordinato dal Centro di Ricerche Scientifiche Capodistria (ZRS Koper), sviluppa nuovi metodi, strumenti digitali e programmi formativi per la gestione dell’impatto sociale. Allo stesso tempo, pone le basi per una professione del futuro: quella del responsabile della gestione dell’impatto sociale, una figura professionale che aiuta le organizzazioni a generare cambiamenti positivi, misurabili e duraturi nella società, nell’economia e nell’ambiente.

Per molti anni, il successo di un progetto è stato misurato soprattutto attraverso i numeri: il numero di partecipanti, di eventi organizzati, di pubblicazioni, di laboratori, di prodotti sviluppati o l’ammontare delle risorse impiegate. Questi dati sono importanti, ma da soli non ci dicono quale cambiamento abbia effettivamente generato un progetto. Ad esempio, la partecipazione di cento persone a un laboratorio non significa necessariamente che queste abbiano acquisito nuove conoscenze, le abbiano applicate nella pratica o abbiano modificato il proprio comportamento grazie a esse.

La gestione dell’impatto richiede quindi un cambio di prospettiva. Non conta soltanto ciò che è stato realizzato, ma anche ciò che è effettivamente cambiato grazie alle attività svolte. È quindi necessario comprendere il legame tra le attività, i risultati immediati, i cambiamenti a breve termine e gli impatti a lungo termine. L’impatto, infatti, non è quasi mai il risultato di una sola attività o di una singola organizzazione, ma si genera in un contesto in cui si intrecciano diversi fattori e attori coinvolti.

È proprio a questa sfida che risponde il progetto europeo PILLARS – Scaling Impact via Policy, Projects, Processes and Professional Skills, coordinato dal Centro di Ricerche Scientifiche Capodistria (ZRS Koper).

Un team sloveno alla guida di un consorzio europeo

Dietro alla realizzazione del progetto vi è il Centro per la gestione dei progetti dello ZRS Koper. Il consorzio internazionale è coordinato da me, autrice di questo articolo, mentre Vesna Valenčič svolge un ruolo fondamentale nel coordinamento delle attività. Grazie alle nostre competenze e alla pluriennale esperienza nel campo dei progetti europei, coordiniamo il lavoro dei numerosi partner, garantiamo la qualità dell’attuazione del progetto e assicuriamo il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

La gestione di un consorzio così ampio e diversificato a livello internazionale rappresenta una sfida organizzativa particolarmente complessa. I partner provengono infatti da diversi ambiti formativi, scientifici, economici e dello sviluppo, il che richiede un costante coordinamento di interessi, approcci e aspettative.

Il progetto PILLARS non rappresenta quindi soltanto lo sviluppo di un nuovo ambito di conoscenze, ma dimostra anche che le organizzazioni di ricerca slovene sono in grado di assumere con successo ruoli di primo piano nelle grandi iniziative europee.

Le attività del progetto si basano su quattro pilastri strettamente interconnessi. Il primo pilastro riguarda lo sviluppo di metodologie e quadri di competenze. I partner elaborano strumenti che aiuteranno le organizzazioni a comprendere come pianificare, monitorare e valutare l’impatto. Particolare attenzione viene dedicata all’integrazione delle conoscenze scientifiche con le esperienze pratiche.

Il secondo pilastro è costituito dalle soluzioni digitali. Senza dati di qualità, infatti, è quasi impossibile comprendere gli effetti dei progetti e delle attività delle organizzazioni. Per questo motivo, il progetto sviluppa strumenti innovativi per la raccolta, l’elaborazione e l’interpretazione dei dati relativi all’impatto.

Il terzo pilastro riguarda la formazione. I partner sviluppano programmi didattici e contenuti formativi in linea con i quadri europei delle competenze e delle qualifiche. L’obiettivo è garantire che le conoscenze acquisite siano riconosciute e applicabili in tutta Europa.

Il quarto pilastro è rappresentato dalla comunità di pratica, che riunisce ricercatori, imprenditori, formatori, organizzazioni non governative e altri professionisti interessati a contribuire allo sviluppo del settore della gestione dell’impatto.

Il primo quadro europeo delle competenze

Una parte importante del progetto è dedicata all’analisi delle pratiche esistenti. I partner hanno condotto numerose interviste con esperti provenienti da diversi Paesi e settori, analizzandone le esperienze.

Sulla base dei risultati emersi, è in fase di sviluppo il primo quadro europeo delle competenze per i professionisti della gestione dell’impatto sociale. Il quadro definisce le conoscenze, le abilità e le competenze necessarie per operare efficacemente nel campo della gestione dell’impatto.

La particolarità di questo approccio consiste nel fatto che non si limita a considerare le esigenze attuali. I partner utilizzano anche metodi di previsione strategica e analizzano quali competenze saranno necessarie entro il 2035. Si pongono così le basi per una professione capace di affrontare i futuri cambiamenti sociali, economici e tecnologici.

Tra i risultati più innovativi del progetto figura lo sviluppo dell’applicazione digitale iPILLARS. Si tratta di uno strumento che aiuta gli utenti a pianificare i progetti, monitorare i risultati raggiunti, raccogliere evidenze dell’impatto e preparare relazioni. Attraverso l’applicazione, gli utenti possono monitorare sistematicamente i cambiamenti e verificare il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Un particolare punto di forza dell’applicazione è l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, che guida gli utenti attraverso le diverse fasi del processo di gestione dell’impatto, aiutandoli a comprendere i dati e a prendere decisioni più consapevoli.

L’applicazione non è destinata soltanto ai professionisti esperti, ma anche a studenti, giovani ricercatori, organizzazioni non governative e imprese che desiderano sviluppare una cultura dell’agire responsabile e comprendere meglio gli effetti delle proprie attività.

Competenze da acquisire attraverso la formazione

Il progetto non si limita a sviluppare metodologie e strumenti digitali, ma prevede anche la creazione di programmi formativi. Uno degli obiettivi principali è porre le basi per un nuovo profilo professionale: il responsabile della gestione dell’impatto sociale, ovvero l’impact manager.

Si tratta di un professionista che aiuta le organizzazioni a comprendere in che modo le loro attività influenzino le persone, le comunità e l’ambiente. Il suo compito non consiste soltanto nella raccolta di dati, ma comprende anche la definizione di strategie, il monitoraggio dei risultati, il coinvolgimento dei portatori di interesse e l’individuazione di modalità per amplificare gli effetti positivi.

I partner stanno preparando un programma di formazione per i futuri professionisti della gestione dell’impatto sociale, basato su un sistema di microcredenziali. Questo approccio consente di acquisire progressivamente competenze specialistiche e di favorirne il riconoscimento in diversi Paesi.

Il programma sarà collegato ai quadri europei di riferimento, quali EQF, ESCO, Europass, EntreComp e DigComp, garantendo che le competenze acquisite siano comprensibili e comparabili a livello europeo.

In questo modo, il progetto intende contribuire alla formazione di una nuova generazione di professionisti capaci di integrare competenze analitiche, sfide sociali e processi decisionali strategici.

I giovani stanno già sperimentando la gestione dell’impatto

Un’altra componente importante del progetto è il coinvolgimento diretto dei giovani.

In Slovenia, i partner Cene Štupar – CILJ e ZRS Koper hanno realizzato il programma «Youth Impact Managers Bootcamp». Nell’ambito di questa iniziativa, i giovani si sono confrontati con sfide reali delle comunità locali e delle organizzazioni, cercando soluzioni concrete a problematiche sociali.

Durante il percorso, non si sono limitati a conoscere l’impatto come concetto teorico, ma hanno imparato ad analizzare le esigenze dei portatori di interesse, pianificare le attività, monitorare i risultati e valutare gli effetti delle proprie proposte.

Queste esperienze consentono loro di comprendere meglio la complessità delle sfide sociali e di sviluppare competenze che saranno sempre più importanti nel mercato del lavoro del futuro.

Una parte importante del progetto è dedicata anche alla raccolta di esperienze concrete di persone che, nell’ambito del proprio lavoro, svolgono già attività legate alla gestione dell’impatto, anche se il loro ruolo professionale non è ancora formalmente riconosciuto con questa denominazione. Sulla base di un’ampia attività di ricerca, di interviste approfondite con esperti e della collaborazione tra i partner, abbiamo elaborato il primo quadro europeo delle competenze per i professionisti della gestione dell’impatto sociale.

Le esperienze raccolte saranno incluse in un e-book e in altri materiali sviluppati nell’ambito del progetto.

Perché la gestione dell’impatto diventerà una necessità

In un contesto in cui le organizzazioni devono rispondere sempre più spesso a requisiti legati alla rendicontazione di sostenibilità, alla responsabilità sociale e alla misurazione degli effetti delle proprie attività, le competenze nella gestione dell’impatto sociale assumono un’importanza crescente. Il progetto PILLARS, pertanto, non si limita a sviluppare nuovi materiali didattici e strumenti digitali, ma pone le basi per una nuova professione che contribuirà a rendere le organizzazioni di tutta Europa più responsabili, inclusive e sostenibili. Con questo progetto, lo ZRS Koper dimostra ancora una volta come le competenze slovene possano contribuire in modo significativo allo sviluppo di soluzioni europee per il futuro, rafforzando al contempo il ruolo della Slovenia nel panorama internazionale della ricerca, dello sviluppo e dell’innovazione.

Il progetto PILLARS, quindi, non si limita alla creazione di materiali formativi e strumenti digitali, ma contribuisce a gettare le basi di un nuovo settore professionale a livello europeo. Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dall’adesione all’iniziativa europea Pact for Skills e dall’ottenimento del riconoscimento Skills Leader, che testimonia l’impegno dei partner nello sviluppo delle competenze del futuro. La Commissione europea ha introdotto questo riconoscimento nell’ambito dell’Anno europeo delle competenze e viene utilizzato dalle organizzazioni che contribuiscono attivamente allo sviluppo di nuove conoscenze e abilità in Europa.

Il progetto PILLARS rappresenta quindi un esempio concreto di come un’organizzazione di ricerca possa andare oltre il tradizionale ruolo di ente attuatore di progetti di ricerca e partecipare attivamente alla definizione di nuove competenze, contenuti formativi e profili professionali, capaci di rispondere alle esigenze in continua evoluzione della società e del mercato del lavoro. Allo stesso tempo, conferma che le competenze slovene possono contribuire in modo significativo allo sviluppo di soluzioni europee per un futuro più sostenibile, responsabile e inclusivo.

Autrice: Ana Šajn, responsabile del Centro per la gestione dei progetti dello ZRS Koper e coordinatrice del consorzio internazionale PILLARS

Il progetto PILLARS è finanziato dall’Unione europea. Le opinioni e i punti di vista espressi sono esclusivamente quelli dell’autore o degli autori e non riflettono necessariamente quelli dell’Unione europea o dell’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (EACEA). Né l’Unione europea né l’EACEA possono essere ritenute responsabili per tali opinioni e punti di vista.