PIER PAOLO VERGERIO IL GIOVANE E L'INQUISIZIONE ROMANA

SINTESI
Nello studio viene analizzato e commentato lo scritto di P. P. Vergerio il Giovane del 1559 "A gl'inquisitori che sono per l'Italia. Del catalogo di libri eretici, stampato a Roma nell'anno presente". In particolare modo vengono esaminati due aspetti di tale scritto. Il primo riguarda le obiezioni mosse agli inquisitori romani a causa dei grossolani errori, della poca coerenza e delle imprecisioni delle quali pullula l'edizione romana de "Index librorum prohibitorum" del 1559. Nello studio si dimostra come le inesattezze riscontrate nell'Indice non sono né casuali, nè frutto dell'ignoranza dei suoi stesori, ma piuttosto il tentativo premeditato di disinformazione dei lettori e della voluta omissione di alcuni dati necessari per l'identificazione dei singoli libri.

L'obiezione di Vergerio riguarda l'omissione dall'Indice della traduzione della Bibbia in slavo e in altre lingue non euro occidentali. Essa non è però frutto della scarsa informazione degli inquisitori riguardo all'esistenza di tali traduzioni, come vuole dimostrare Vergerio, ma piuttosto di un'azione con chiari connotati politici. Le osservazioni di Vergerio sono dunque valide, ma bisogna chiederci quanto sincera sia la sua ira nell'attaccare così veementemente gli inquisitori a causa di questi "errori".

Parole chiave: persecuzioni religiose, Inquisizione romana, Cinquecento, Pier Paolo Vergerio il Giovane

PETER PAUL VERGERIUS, JR., AND ROMAN INQUISITION

Aleksandar STIPČEVIĆ
University in Zagreb, Faculty of Arts, Information Sciences Department, HR-10000 Zagreb, Ivana Lučića 3

SUMMARY
The essay by P. P. Vergerius, Jr., in 1559 entitled "A gl'inquisitori che sono per L'Italia. Del catalogo di libri eretici, stampato a Roma nell'anno presente" is analysed and commented upon in the article. It especially focuses on two aspects of this essay. The first refers to Vergerius' complaint to the Roman inquisitors due to their big mistakes, inconsistencies and inaccuracies, which are presented in the Roman edition Index librorum prohibitorum from 1559. It is proved in the work that the inaccuracies in this Index are neither coincidental nor a result of the lack of knowledge of its authors, but a planned attempt to disinform the future book users and an intentional concealment of the necessary data to identify individual books. The complaint of P. P. Vergerius, which refers to the omission of translation of The Bible into Slav and other non-western European languages in the Index, is not a result of inquisitors' ignorance that the translations existed, which Vergerius wishes to prove, but a political action. Vergerius' complaints do exist, but the question is if his anger is sincere when he strongly attacks the inquisitors due to these "mistakes".

 Key words: religion prosecution, Roman inquisition, 16th century, Peter Paul Vergerius, Jr.