Acta Histriae VII/99


OB ROB RAZISKAVAM S PODROČJA POROČNE TEMATIKE (BeneŠka republika, 17. - 18. stol.)

 

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Claudio POVOLO, Univerza v Benetkah, Oddelek za zgodovinske študije, IT-30124 Venezia, Calle del Piovan o Gritti, San Marco 2546

OB ROB RAZISKAVAM S PODROČJA POROČNE TEMATIKE (BeneŠka republika, 17. - 18. stol.)

ACTA HISTRIAE, VII, 1999- str. it. 279-304, sl. 305-328

 

Razmerje med sistemi oblasti in močjo institucij se znajde na odločilni preizkušnji v odnosih med posvetno in cerkveno oblastjo. Spori, odločitve, doktrinalne in pravne razlike, ki jih obe oblasti izražata na različnih področjih družbenega in političnega življenja, so predvsem posledica sprememb, do katerih je prihajalo na antropološkem in in političnem področju in ki so pritiskale neposredno na življenje in strukture institucij v želji, da jih prilagodijo trenutnim interesom. V okviru odnosov med posvetno in cerkveno oblastjo predstavlja poročna politika nekakšen lakmusov papir, ki odseva naravo in globino sporov, ki prihajajo posebej do izraza v 17. in 18. stoletju. Obljuba zakona, nezakonite in tajne poroke so le nekatere od institucij, ki postajajo vse bolj zanimive za državno oblast v skrbi za zaščito celovitosti družinskih premoženj in njihovega pravilnega prenosa z ene generacije na drugo. Iz nekaterih pravnih mnenj izpod peresa svetovalcev v službi Beneške republike je mogoče razbrati razsežnost teh pojavov in njihovo težavno uresničevanje v politični situaciji, za katero je bila značilna izključna vladavina omejenega kroga plemstva.

 

UDK/UDC: 173:282(450.34)"16/17"

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Claudio POVOLO, Università di Venezia, Dipartimento di studi storici, IT-30124 Venezia, Calle del Piovan o Gritti, San Marco 2546

IN MARGINE AD ALCUNI CONSULTI IN MATERIA MATRIMONIALE. REPUBBLICA DI VENEZIA - SECOLI XVII-XVIII

ACTA HISTRIAE, VII, 1999, pp. it. 279-304, sl. 305-328

 

Un giovane contadino di Granze di Vescovana, piccola comunità del Basso Padovano, nel 1697 ritiene di poter aggirare gli impedimenti frappostigli dalle autorità ecclesiastiche alla realizzazione del suo matrimonio, architettando una strana ed inconsueta cerimonia. Portatosi nel cimitero del villaggio, alla presenza di alcuni testimoni e del fabbro del paese, il quale funge da vero e proprio celebrante, egli scambia il mutuo e reciproco consenso con l'aspirante sposa. La vicenda suscita l'immediata reazione delle autorità ecclesiastiche. Richiesto di un parere il con­sultore Giovan Maria Bertoli rimane interdetto e scandalizzato di fronte ad un fatto di cui non sa cogliere l'origine e il senso. Lo strano matrimonio si ricollegava in realtà ad antiche tradizioni che la normativa tridentina in materia matrimoniale non aveva evidentemente del tutto scalzato. Il Concilio di Trento aveva difatti sancito i requisiti dell'unione matrimoniale sottolineando il ruolo e la funzione del parroco, davanti al quale, e alla presenza di almeno due testimoni, gli aspiranti sposi avrebbero dovuto scambiarsi il reciproco consenso. Tale scelta, di fatto, mise in ombra l'importanza che il fidanzamento e la promessa di matrimonio avevano assunto per secoli. La Chiesa e le sue istituzioni divenivano garanti a tutti gli effetti della validità e della legittimità dell'istituto matrimoniale. La normativa tridentina aveva però volutamente scelto che permanessero alcuni margini di ambiguità. Nonostante la pressione esercitata dai prelati di alcuni Paesi, come ad esempio la Francia, la maggioranza del Concilio si era rifiutata di ac­cogliere il principio che riteneva di far dipendere la validità del matrimonio da un altro ed importante requisito: il consenso dei genitori dei nubendi. In questo modo i matrimoni clandestini, pur condannati, rimasero ad attestare le tensioni e i conflitti, apparentemente insormontabili, tra generazioni. Il concetto di clandestinità, così come emerse di seguito all'approvazione delle norme tridentine, era però sostanzialmente mutato rispetto all'epoca precedente. Se infatti era pur sempre l'assenza dei requisiti formali di pubblicità a caratterizzare tali tipi di unioni (nei secoli precedenti un matrimonio era clandestino in quanto si era svolto all'insaputa della comunità) dopo il decreto Tametsi la nozione di clandestinità si trasferì all'interno delle stesse istituzioni ecclesiastiche. Il nuovo ruolo assunto dalla Chiesa in materia matrimoniale esprimeva l'esi­genza di affrontare con decisione le trasformazioni notevoli realizzatesi nel corso del Cinquecento in campo economico e sociale. Problemi successori e patrimoniali avevano richiesto l'adozione di norme certe ed affidabili. Larghe fasce della società erano però ancora intimamente legate alla tradizione e alla nozione di onore e di ceto che la caratterizzavano. La permanenza del matrimonio clandestino (ricol­legandosi ad antiche pratiche sociali come il rapimento consensuale) poteva dunque svolgere una funzione di mediazione nei confronti delle tensioni che agivano tra le diverse gerarchie sociali.  Diversamente, il matrimonio segreto (come il clandestino celebrato senza pub­blicità, ma con l'aperto consenso delle istituzioni ecclesiastiche), rifletteva l'esigenza di temperare le contraddizione più vistose di una società caratterizzata in maniera intensa dall'idioma dell'onore. Di certo sia il matrimonio clandestino che quello segreto si presentano come problema politico di seguito all'adozione delle normative tridentine. Ampiamente utilizzati nei secoli precedenti questi istituti emergono nel momento in cui l'istituto matrimoniale esprime una diversa logica e razionalità. Essi finiscono per contra­stare con l'esigenza, sempre più avvertita, di una maggiore certezza del diritto in settori decisivi quali la trasmissione del patrimonio e la successione ereditaria. Le norme tridentine, sottolineando il ruolo delle istituzioni ecclesiastiche, misero però in rilievo pure talune loro contraddizioni. Nel corso dei secoli XVII e XVIII si assiste così ad un'ingerenza sempre più marcata e decisa del potere secolare in una materia che per secoli era stata di quasi esclusivo appannaggio della Chiesa.

 

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Claudio POVOLO, University of Venice, Department of Historical Studies, IT-30124 Venezia, Calle del Piovan o Gritti, San Marco 2546

Some observations on the research in the marriage topics (Venetian Republic, 17th - 18th centuries)

ACTA HISTRIAE, VII., 1999, pp. it. 279-304, sl. 305-328

 

The relations between the systems of power and the power of institutions have always been on a decisive test in the relations between civil and church authorities. Disputes, decisions, doctrinal and legal differences which both authorities expressed in different spheres of social and political life, were first of all the consequence of the changes that occurred in the anthropological and political fields and which exerted pressure indirectly on life and structure of the institutions in the wish to adapt them to the interests of the time. The marriage policy represents some sort of litmus paper within the framework of the relations between civil and church authorities. It reflects the nature and the depth of disputes, which culminated especially in the 17th and 18th centuries. The promise of marriage, illicit marriages and secret marriages are only some of the institutions, which were becoming more and more interesting for the state authority in its care for the protection of the integrity of the family properties and their correct transfer from one generation to the other. From some legal opinions from councillors in the service of the Venetian Republic it is possible to see the extensiveness of these phenomena and their difficult realization in a political situation, for which the exclusive rule of a limited circle of aristocracy was characteristic.

 

UDK/UDC: 173:282(450.34)"16/17"

262.4:173"15"

 

Claudio POVOLO, Universität Venedig, Abteilung für historische Studien, IT-30124 Venedig, Calle del Piovan o Gritti, San Marco 2546

Am Rande einiger Untersuchungen von Eheangelegneheiten (Republik Venedig im XVII. und XVIII. Jhdt.)

ACTA HISTRIAE, VII., 1999, S. it. 279-304, sl. 305-328

 

Das Verhältnis zwischen Machtsystemen und institutioneller Macht zeigt sich besonders deutlich im Verhältnis der weltlichen zur kirchlichen Macht. Die Konflikte, Ent­scheidungen, die doktrinären und juridischen Unterschiede dieser beiden Mächte, die sich in vielen Bereichen des sozialen und politischen Lebens manifestierten, sin vor allem Ausdruck der Veränderungen, die im menschlichen und politischen Bereich vor sich gehen und sich direkt auf das Leben und die Struktur der Institutionen auswirken und jene auf diese Weise je nach den auf dem Spiel stehenden Interessen ausformen. Im Bereich der Beziehungen der weltlichen zur kirchlichen Macht spiegelt die Heiratspolitik ganz deutlich die Intensität der Konflikte, die besonders im Laufe des XVII. und XVIII. Jhdts. zum Ausdruck kommen, wider. Heiratsversprechen, illegale und geheime Ehepakte sind einige Formen der Eheinstitutionen, auf die sich das Interesse der staatlichen Autirität in zunehmenden Maß richtet, ist der Staat doch um die unangetastete Erhaltung des Familienvermögens und dessen ordnungsgemäßer Weitergabe von einer Generation zur anderen bemüht. Anhand einiger Rechtsauffassungen, die von im Dienst der Republik Venedig stehenden Beratern abgefaßt wurden, häßt sich die Dimension dieser Phänomene und deren mit Schweirigkeiten verbundene Realisierung in einer politischen Situation, die vor der ausschließlichen Herrschaft des Patriziates charakterisiert wird, abschätzen.